
Sabato 27 settembre, sono stato a Belluno, ospite della famiglia del dott. Edmondo Dariz e di sua moglie, avv. Anna Polifroni, persone che si sono dette disponibili a collaborare per la Fondazione.
Per sbloccare la situazione di stallo, causato dall’insuccesso della raccolta fondi, si è concordato di rivolgersi al notaio Domenico Grasso, sempre di Belluno, per chiarire se, per fare una Fondazione, sia proprio necessario fare prima un deposito bancario di almeno 30.000 euro.
Rientrato a Coi, ho telefonato allo studio del notaio, che ha fissato un incontro abbastanza ravvicinato, cioè per il venerdì 10 ottobre, alle ore 12.
Lunedì 6 ottobre 2025 alle ore 9:44 ho mandato al notaio il seguente messaggio: « Baliato dai Coi 2016.baliato.daicoi@gmail.com / A studio@notaiodomenicograsso.it / Egregio signor Notaio, come da accordi telefonici con una Sua segretaria, Le invio il testo dello Statuto che andrei ad adottare, in modo possa dargli un’occhiata, se riuscirà, prima dell’incontro di venerdì 10 c.m. alle ore 12, al quale spera di farcela a partecipare anche l’avv. Anna Polifroni, persona che, se tutto va bene, entrerà a far parte del Consiglio Direttivo della medesima Fondazione. / Distinti, cordiali saluti. / don Floriano Pellegrini ».
Il 10 ottobre, gentilmente accompagnato dall’avv. Anna Polifroni, ho incontrato il notaio Domenico Grasso. Fatta una breve verifica legale, la risultanza è stata chiara: per costituire una Fondazione, che sia o no del terzo settore, è necessario fare prima un deposito bancario di almeno 30.000 euro. Il che significa che si può partire solo avendo a disposizione un 40.000 euro, o quasi, calcolando le spese notarili iniziali e altre spese di avvio. Poiché io a tale cifra non ci arrivo, e la raccolta fondi è stata un fallimento, non mi restava altro da fare, dolorosamente ma realisticamente, che accettare di mettere in piedi qualcosa di meno impegnativo, cioè una Associazione invece di una Fondazione.
Per costituire una Associazione, infatti, non è obbligatorio alcun deposito bancario, né di 30.000 euro né di alcuna cifra; anzi: non si è nemmeno obbligati a costituirsi con un atto notarile, basta che alcune persone (anche due) esprimano per iscritto, su un pezzo di carta qualsiasi, datato e firmato, recante i dati personali, la loro volontà di fare una Associazione e, nel contempo, approvino (con lo stesso “pezzo di carta”) un loro Statuto, e l’Associazione è belle e fatta. Si può poi darne notizia all’Agenzia delle Entrate e ricevere un codice fiscale. E, con tale C.F., si può iniziare una qualche attività contabile, come pure aprire un conto corrente in una banca, sul quale versare quanto si riuscisse a guadagnare o ad avere in dono.
Trascorsi altri tredici giorni, giovedì 23 ottobre alle 17:24 ho mandato al notaio il seguente messaggio: « Baliato dai Coi 2016.baliato.daicoi@gmail.com / A studio@notaiodomenicograsso.it / Egregio signor Notaio, visto che è trascorso quasi un mese, ho immaginato Le possa tornar utile e gradito il testo dello Statuto dell’Associazione di cui si era parlato nell’incontro, presente anche l’avv. Anna Polifroni. Tra poco Glielo manderò, lo sto rifinendo. / Mi auguro abbia trovato, nel frattempo, lo Statuto della futura Fondazione, altrimenti Glielo rispedirò. / Buona serata e distinti saluti. / don Floriano Pellegrini ». Nell’incontro del 10, infatti, il dott. Grasso ha detto che non aveva ancora visto lo Statuto della eventuale Fondazione, inviato il 6; e ciò perché era finito nella casella di spam, come si verificò lì per lì. Ecco qui di seguito i due documenti:
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Questa la situazione al giorno d’oggi. In attesa di essere chiamato dal notaio per firmare l’atto, assieme alle persone che si sono rese disponibili.
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